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Il testo del documento del Sant'Uffizio recante la data del 20 ottobre 1946, e pubblicato il 28 dicembre 2004 sul "Corriere della Sera" è una sintesi assai parziale di un più ampio e lungo documento, peraltro molto più sfumato nei toni e nelle conclusioni, redatto nel marzo del 1946 dalla predetta Congregazione vaticana. Il testo pubblicato dal "Corriere della Sera", redatto in francese, non fa parte, in senso proprio, di istruzioni impartite dalla Santa Sede al nunzio a Parigi, mons. Angelo Giuseppe Roncalli (che con la Santa Sede notoriamente comunicava in italiano), bensì di indicazioni inviate ai vescovi francesi, certamente per il tramite di Roncalli, per alcuni casi su cui i vescovi avevano chiesto precise norme di comportamento.
La questione delle istruzioni del Sant'Uffizio
è alquanto più complessa. Essa si lega indissolubilmente ad
una lettera del 12 marzo 1946, inviata dal Rabbino Capo di Gerusalemme, Isaac
Herzog, a Pio XII. Nella missiva l'eminente personalità ebraica esordiva
ringraziando il Papa con toni commossi, come peraltro aveva fatto in precedenza,
per l'efficace azione di soccorso prestata dalla Santa Sede, dai vescovi e
dal clero cattolico, in favore degli ebrei durante la Shoah. Nella seconda
parte della missiva il Rabbino toccava poi unicamente la questione di bambini
ebrei che, rimasti orfani e presumibilmente inseriti in nuovi contesti familiari
cattolici, si desiderava affidare in tutela ad istituzioni ebraiche. L'argomento
principale adoperato dal Rabbino Herzog per avvalorare una tale richiesta
stava nella considerazione che in quel momento i cattolici erano molto più
numerosi degli ebrei, i quali in seguito alla Shoah avevano sofferto immani
perdite; e che gli ebrei avevano ora impellente bisogno di ricostituire la
loro identità comunitaria e religiosa grazie all'apporto di forze giovani
che tornassero a professare la fede dei Padri.
Non si può escludere che, di fronte a tali considerazioni estranee
a ragioni spirituali e teologiche, in Vaticano si sia pensato che questa richiesta
fosse legata anche al progetto di costituzione di uno Stato d'Israele in Palestina:
un progetto che, nonostante la Shoah, la comunità internazionale non
era disposta a promuovere a cuore aperto.
In merito alla questione dei bambini ebrei,
nelle more delle discussioni intanto avviate presso il Sant'Uffizio, dalle
ricerche effettuate risulta che due prelati francesi, l'arcivescovo coadiutore
di Cambrai, Emile Guerry, e l'arcivescovo di Lione, Pierre Gerlier, indirizzarono
al nunzio apostolico a Parigi, mons. Roncalli, rispettivamente il 10 e il
18 agosto 1946, distinte missive in cui ragguagliavano il diplomatico vaticano
sul caso dei bambini ebrei assistiti dalla Chiesa cattolica francese durante
la Shoah. Guerry, in particolare, informava Roncalli che la Conferenza Episcopale
Francese aveva dato tassative istruzioni che i bambini ebrei non fossero battezzati,
se non in caso di pericolo di morte; ma che tuttavia alcune suore avevano
disobbedito agli ordini, battezzando i bambini ebrei che esse ospitavano e
commettendo pertanto un abuso.
Su tutto questo, con apposito dispaccio, il Nunzio chiese istruzioni al Vaticano.
Per quanto riguarda l'Italia, gli archivi vaticani registrano un caso solo: quello di una madre con due bambini che, ospitata in un convento per sfuggire ai rastrellamenti nazifascisti, decise di farsi cattolica e di far battezzare i figli; pretendendo poi, al termine della guerra, che la Santa Sede autorizzasse la loro "riconversione" all'ebraismo. Ma non si può escludere che, sia nel contesto italiano sia in quello francese, altri casi siano stati oggetto di discussione.
La questione dei bambini ebrei francesi nel frattempo subì un'evoluzione. Il 17 settembre 1946, il Sant'Uffizio inviò al Segretario per la Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, mons. Tardini, un appunto contenente le norme di condotta generali riguardanti i bambini ebrei battezzati, ossia quelle elaborate fin dal marzo nel lungo e più sfumato documento, di cui quello pubblicato sul "Corriere della Sera" non è che un parziale estratto (peraltro con una chiusa irrituale, dal punto di vista protocollare). Sulla base di questo documento, Tardini rispose a Roncalli: ma non nei termini rigidamente indicati dal documento a tutti noto dalla stampa. La ferma indicazione della Santa Sede per il nunzio a Parigi fu di valutare caso per caso, con misura e discrezione, le situazioni lamentate, istruendo singoli dossier non appena lamentele o richieste di restituzione di bambini ebrei fossero state sottoposte alla sua attenzione.
Va ricordato che la questione dei bambini
ebrei battezzati non riguardava solo coloro che avessero famiglia, ma anche
gli orfani dei deportati morti nel Lager. Va altresì ricordato che,
in quest'ultimo caso, non era chiaro alla Santa Sede su quali precise basi
le istituzioni ebraiche richiedenti i fanciulli accampassero diritti di tutela
su di essi.
Per ciò che concerne invece i bambini battezzati aventi famiglia, va
considerato che non di rado si trattava di battesimi impartiti nel contesto
di una conversione al Cattolicesimo dell'intero nucleo familiare, in un momento
in cui, nel pieno della Shoah, tale conversione faceva venir meno gli aiuti
delle organizzazioni di soccorso ebraiche, di cui si era potuto godere sino
allora.
Non si può escludere inoltre che, in molti casi, occorreva considerare
che gli orfani ebrei reclamati dalle istituzioni ebraiche si erano ormai ambientati
in un nuovo contesto familiare di tipo "adottivo", dal quale era
profondamente ingiusto recidere i legami.
Su queste basi, auspicando vivamente la pubblicazione dell'originale anastatico del documento riprodotto dal "Corriere della Sera" (onde capirne meglio le origini e coglierne eventuali correzioni, osservazioni e note a margine dei destinatari), la Direzione di Vatican Files.net ritiene oltremodo doveroso che si spieghi all'opinione pubblica precisamente da quale archivio il documento del Sant'Uffizio (o meglio: l'imperfetta sintesi di esso) è stato tratto: dando maggiori indicazioni della generica locuzione "Archivi della Chiesa di Francia" che si legge nella stampa.
Da parte nostra avanziamo una ipotesi: che il documento del Sant'Uffizio,
apparso sul "Corriere della Sera" il 28 dicembre 2004, si trovi
non in un vero e proprio archivio diocesano, ma presso il Centre National
des Archives de l'Église de France (35 rue du Général-Leclerc,
92130 Issy-les-Moulineaux), e precisamente collocato nella Serie II, EF (Église
de France), sottoserie: "Comité Catholique de l'Enfance".
Matteo Luigi Napolitano