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LE AGENDE DI RONCALLI

 

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UN TESTO CHIAVE DELLA CHIESA SOGGETTO ALLE LEGGI DEL "COPYRIGHT"

di Andrea Tornielli

C’è un retroscena, anzi un piccolo «caso» editoriale dietro la pubblicazione delle agende di Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Giovanni XXIII. Quei testi sono stati inizialmente conservati dall’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare del patriarca e poi del Pontefice, fedelissimo custode delle memorie roncalliane. Capovilla li ha quindi donati al Seminario di Bergamo, al quale il Pontefice era rimasto sempre molto legato. Le agende sono di per sé proprietà della Santa Sede e al tempo stesso della Fondazione «Giovanni XXIII» istituita dalla diocesi, presieduta dal vescovo Roberto Amadei e diretta da monsignor Gianni Carzaniga, già rettore del seminario e parroco di Santa Maria delle Grazie.

Non c’è dubbio che gli scritti di una personalità così importante nella storia della Chiesa, qual è stata quella del Papa che ha convocato il Concilio Vaticano II, possano essere in qualche modo considerati patrimonio comune dell’umanità, non soggetti alle restrizioni del copyright. Ma il mondo editoriale ha i suoi tempi e le sue leggi.Diversi anni fa, anche in vista dello studio per la causa di beatificazione di Papa Roncalli, monsignor Capovilla aveva trasferito una copia dei testi delle agende all’Istituto per le Scienze Religiose di Bologna, guidato da Giuseppe Alberigo con la collaborazione di Alberto Melloni. Proprio quest’ultimo, come lui stesso ha voluto sottolineare in un articolo sul Corriere della Sera, è stato uno degli autori della Positio historica per la causa di beatificazione di Papa Giovanni, cioè del testo che ricostruisce le circostanze storiche nelle quali si è svolta vita del candidato agli altari.Quando il centro bolognese - che si ispira alla figura e all’opera di don Giuseppe Dossetti - ha annunciato di voler pubblicare un’edizione nazionale completa delle agende, inizialmente per la Società editrice il Mulino di Bologna, i responsabili della fondazione di Bergamo hanno sollevato obiezioni. Lo stesso hanno fatto le Edizioni San Paolo, che hanno un accordo proprio con la fondazione della diocesi bergamasca per pubblicare gli scritti di Roncalli.

All’istituto bolognese era stata prima ventilata l’ipotesi di una coedizione, ma poi non se ne è fatto nulla. Il caso sembrava chiuso.Poi, quattro anni fa, la sorpresa. Con un decreto dell’allora ministro dei Beni e le attività culturali Giovanna Melandri, il 16 gennaio 2001 viene istituita l’«Edizione nazionale dei diari di Angelo Giuseppe Roncalli - Giovanni XXIII». Non sarà però un editore, pur prestigioso come il Mulino, a pubblicare i testi roncalliani, ma lo stesso istituto bolognese, che lo farà in proprio, seppure con il contributo del ministero che ha finanziato l’iniziativa con 600 milioni delle vecchie lire. Il primo dei volumi pubblicati, a cura di Alberto Melloni, è stato Il Giornale dell’Anima, un testo uscito per la prima volta per le Edizioni di Storia e Letteratura, quindi acquisito e oggi in commercio per le Edizioni San Paolo che ne detengono ancora i diritti. Quindi è iniziata la pubblicazione delle agende: il primo volume, relativo a quelle degli anni 1945-1948, è stato pubblicato due mesi fa (595 pagine, 50 euro); il secondo, che contiene i testi oggi anticipati dal nostro quotidiano, sarà pronto alla fine di quest’anno. «La proprietà delle agende è della Santa Sede e della Fondazione Giovanni XXIII – spiega al Giornale don Gianni Carzaniga – e non è stata concessa, che mi risulti, nessuna autorizzazione alla pubblicazione». «Il fatto di essere in possesso dei testi – aggiunge Elio Guerriero, vicedirettore editoriale delle Edizioni San Paolo – non dovrebbe di per sé dare il diritto di pubblicarli».

Fonte: "Il Giornale", 23 gennaio 2005, p. 19

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