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LE AGENDE DI RONCALLI |
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«20 febbraio 1953. Pomeriggio, visita di congedo al Presidente Auriol che fu come sempre amabilissimo. Mi parlò dellaffare Finaly a cui mostrai di non dare importanza ». È questo lunico, brevissimo passaggio delle agende ancora inedite del nunzio apostolico a Parigi Angelo Roncalli nel quale si parla dei battesimi di bambini ebrei e dellunico caso contrastato e famoso, quello di Robert e Gérald Finaly, figli di una coppia trucidata in un lager, che erano stati affidati dai genitori alla direttrice di un asilo cattolico di Grenoble. Dopo la guerra, quando gli zii li reclameranno, la donna rivelerà di averli battezzati rifiutandosi di restituirli e facendoli fuggire in Spagna. Nel 1953, il cardinale di Lione Pierre Gerlier, daccordo con il rabbino capo di Parigi Jacob Kaplan, si impegnerà personalmente a rintracciarli e consegnarli ai familiari.
Il Giornale ha potuto leggere in anteprima le agende di Roncalli nunzio a Parigi relative agli anni 1949-1953, che saranno pubblicate in Francia a cura dello storico Étienne Fouilloux per conto dellIstituto per le Scienze Religiose di Bologna (www.fscire.it). Il volume, che oggi viene da noi anticipato in esclusiva, arriverà nelle librerie soltanto alla fine di questanno. I testi delle agende francesi sono nella quasi totalità inediti: brevissimi stralci sono stati utilizzati per la stesura delle biografie di Roncalli in occasione della beatificazione del 2000 (Mario Benigni e Goffredo Zanchi, Giovanni XXIII, Edizioni San Paolo; Saverio Gaeta, Giovanni XXIII, Mondadori).
Balza subito agli occhi, scorrendo questo eccezionale diario nel quale il futuro Giovanni XXIII annota ogni particolare della sua attività diplomatica e pastorale in terra di Francia, lassenza di una «questione ebraica». Non sono mai registrati incontri con il rabbino capo di Palestina Isaac Herzog, non ci sono accenni alle istruzioni del SantUffizio sul comportamento da tenersi di fronte alle richieste delle organizzazioni ebraiche che richiedevano i bambini ebrei, salvati dalla Chiesa e rimasti orfani, per trasferirli nel futuro Stato dIsraele. Così come non si riscontra mai alcun segno, neanche minimo, di presa di distanze dalle direttive romane in questa come in altre materie. Lunico appunto riconducibile ai bimbi ebrei battezzati è quello del 20 febbraio: Roncalli è già cardinale, ha già ricevuto la berretta di porpora che, per un antico privilegio, gli è stata imposta allEliseo dal Capo dello Stato francese, il socialista Vincent Auriol, e ha già in tasca la nomina a patriarca di Venezia. Quel pomeriggio si reca dal presidente per congedarsi definitivamente. Auriol gli accenna al caso Finaly, che compare così per la prima volta nelle meticolose pagine delle agende roncalliane. Il cardinale mostra «di non dare importanza» alla cosa.
Risale invece al gennaio di qualche anno prima un appunto che spiega come fosse sentito dal futuro Papa il tema della nascita dello Stato dIsraele: «5 gennaio 1949. Rare udienze, con tempo pessimo. Notevole il sigr. Fisher: rappres(entante) officiale di Israele con un avvocato di Palestina in cerca di notizie per alcuni Ebrei dispersi. Torna sempre la questione dello stato Ebraico e della difficoltà di parlarne. Questo Fisher di stamane conosce il Faris-El-Khouri degli Arabi di Damasco di ieri. Purtroppo è guerra guerreggiata. Sono barbari tutti. Il S. Padre si preoccupa dei Luoghi Santi. E il Signore sembra così tardo a occuparsene ». È davvero significativo questo «silenzio» del futuro Giovanni XXIII sul caso dei bimbi ebrei battezzati, dato che in quei diari si parla davvero di tutto, anche dei cifrati provenienti da Roma o di casi spinosi trattati dal SantUffizio che, senza alcuna indiscrezione indebita ma soltanto con accenni ai nomi degli interessati, attraversano tutto il periodo parigino del futuro Papa. Segno che la questione non fu affatto rilevante nella missione francese di Roncalli, così come non lo fu in quanto a numeri. Tre giorni fa il giornale israeliano Haaretz ha pubblicato le dichiarazioni dello storico ebreo Serge Klarsfeld, che oltre ad essere un «cacciatore» di nazisti e collaborazionisti ha studiato il caso dei battesimi francesi, e ha definito «una tempesta in un bicchier dacqua» la polemica sui bambini battezzati, «perché quasi nessuno fu negato alle loro famiglie dopo la guerra».
Un altro aspetto che emerge dalla lettura di queste annotazioni, è la mancanza di qualsiasi opposizione tra Roncalli e Pio XII. Il nunzio, scrive il prelato bergamasco, si sente «occhio, cuore, mano del Papa». Fedele esecutore e interprete delle direttive romane, che non sembra mai avvertire come contrarie al suo stesso sentire. Il 16 settembre 1949, lagenda riporta la notizia delludienza con Pio XII: «A Castelgandolfo. Giornata di gioia serena e riconoscente. Il S. Padre mi trattenne a lungo, oltre ¾ dora su questioni gravi, e sempre amabilissimo. Non potevo desiderare di meglio: nessun rimprovero, grande conformità di vedute su tutto e lieto incoraggiamento». E il 27 settembre 1952, in occasione di unaltra udienza, si legge: «Dies laetissima per la cara udienza del S. Padre a Castel Gandolfo Mi rallegro tanto del bene che fa in Francia, e la ringrazio. Questo dettomi più volte, abbracciandomi a due riprese. Non potevo desiderare di più, né di meglio».
Appare dunque del tutto incongruo cercare di contrapporre il nunzio «buono» Roncalli al «cattivo» Papa Pacelli, come si è cercato di fare anche in queste ultime settimane arrivando ad affermare che il primo avrebbe in qualche modo disobbedito al secondo sulla vicenda dei bambini ebrei. Questo non significa è ovvio travisare la figura del beato Giovanni XXIII, la novità dei suoi gesti di Papa, delle sue intuizioni profetiche e del grande processo di rinnovamento da lui innescato con la convocazione del Concilio Vaticano II. Ma la storia si fa sui documenti e queste agende ci documentano appunto un nunzio Roncalli fedelissimo esecutore delle direttive di Pio XII. Documentano anche, ed è uno degli aspetti più belli delle agende, il modo eminentemente «pastorale» con il quale il prelato bergamasco intendeva la sua missione diplomatica, la sua tendenza a usare la medicina della misericordia, a non radicalizzare gli scontri, ad essere uomo di pace. Ecco un brano dellagenda molto significativo in questo senso: «3 settembre 1949. Chi giudica serenamente con lo spirito del Vangelo, cioè con oggettività e mitezza corre spesso rischio di essere giudicato troppo debole e corrivo a indulgenza, e non si avverte che questa è sempre nello spirito del Signore, accorgimento più felice nella ricerca del buon ordine e del successo della verità e della pace». Poco più di un anno dopo, il 22 dicembre 1950, ritroviamo un accenno al compito pacificatore della diplomazia: «In serata e fino alle 2.30 di notte, post mediam mi sono applicato a scrivere lallocuzione per Capo danno, mio tormento per il poco che vi si può mettere. Volli dar risalto ai compiti della diplomazia fra tante incertezze e minacce di guerre. Noi non possiamo essere che per la pace ».
Angelo Roncalli è un nunzio attento a non compiere intromissioni indebite e non necessarie nelle questioni politiche. Il 30 novembre 1950 riporta sullagenda le parole che il ministro degli Esteri francese Robert Schuman pronuncia in presenza sua e dellambasciatore britannico: «Il nostro nunzio non si occupa mai di politica se non nella misura in cui la politica si occupa di lui». Passa tranquillamente da una mensa dei poveri a un pranzo con aristocratici, da una pesca di beneficenza a un gran galà, da una Messa pontificale in Notre-Dame a una sobria cerimonia in qualche sperduto convento della Vandea. Ma sa anche dire di no, quando le occasioni di rappresentanza sono eccessivamente mondane: «14 dicembre 1951. Chiusa del Bimillenario, presente Auriol. Ho preferito restare a casa. Troppa mondanità. Sarei stato il solo ecclesiastico fra un nugolo di signore immodeste. La mia assenza fu certo più edificante che la mia presenza ».
La nunziatura a Parigi è aperta a chiunque chieda di incontrare il rappresentante del Papa che riceve e aiuta tutti: «30 giugno 1949. Un certo Perico di Locate mi chiede un prestito di fr(anchi) 20.000 per pagare debiti contratti al cabaret cum mulieribus (con donne, ndr) ecc. Ne diedi 5.000 e basta». Ad altre richieste, però, non se la sente proprio di aderire, come si legge in data 9 agosto dellanno successivo: «Nel pomeriggio m. De Pio di cui apprezzo gli scritti sociali e religiosi ma a cui non potei concedere il favore richiestomi di intercedere per la grazia a un chirurgo, il vice sindaco di Lourdes, condannato a 8 mesi per procurato aborto di una megera ».
Da questo vasto materiale documentario appare tra laltro alquanto infondato il «mito» che vorrebbe un Roncalli precocemente «progressista» e non, invece, perfettamente inserito nella Chiesa del suo tempo. Non vi è alcun «filo di ironia» - come invece è stato scritto - negli appunti nei quali si legge la sua preoccupazione per la parrocchia di Carvico, nella sua terra bergamasca, «attossicata dal Comunismo » (8 ottobre 1950) o nei passi dove si parla della «propaganda comunista fra la buona gente di questi nostri tranquilli villaggi, anche con denaro e con adescamenti di ogni genere. Necessità perciò di vigilare, e di tutto volgere alla diffusione della verità e della grazia» (5 settembre 1949) o delle «cose diaboliche circa il lavoro dei comunisti per corrompere linnocenza dei ragazzi e delle figliuole» che vengono riferite a monsignor Roncalli e che egli riporta nel diario.
Va pure segnalata la grande attenzione del nunzio per la liturgia ben celebrata e accompagnata dal canto gregoriano, nonché il disappunto con il quale egli scopre che in qualche chiesa parigina si celebra la Messa con laltare rivolto verso i fedeli, definendolo un «abuso» grave causato da «teste ardenti e un po bislacche». Colpisce poi linsistenza sullo studio del latino, al quale si accenna diverse volte. Non cè visita che Roncalli faccia a un seminario che non si concluda con un invito a coltivare lidioma di Cicerone, la lingua universale della Chiesa (cfr. 27 giugno 1949, 27 novembre 1949, 26 giugno 1950, 1 aprile 1954): segno evidente che la solenne (e dimenticata) Costituzione apostolica Veterum sapientia con la quale nel febbraio 1962, alla vigilia del Concilio, Giovanni XXIII vorrà riaffermare luso del latino come lingua immutabile della Chiesa corrispondeva davvero alle sue più intime convinzioni e non era affatto come vorrebbe chi legge la storia della Chiesa sulla base dei clichés un testo imposto al Papa «progressista» dalla Curia conservatrice.
Tra le curiosità, infine, ci sono gli apprezzamenti per il Don Camillo di Guareschi, che il nunzio dona al presidente francese; i giudizi su Gandhi e André Gide, e una clamorosa stroncatura della cappella di Vence decorata da Matisse, considerata dal futuro Papa poco consona allo spirito liturgico.
Fonte: "Il Giornale", 23 gennaio 2005, pp. 18-19